Atri, Di Gianvittorio apre la fase 2 del San Liberatore: “Covid solo l’ala vecchia”

Atri, Di Gianvittorio apre la fase 2 del San Liberatore: “Covid solo l’ala vecchia”

Ero fortemente convinto che la scelta di Atri quale ospedale Covid sarebbe stata la più adatta per far fronte alla grave situazione che ha colpito il nostro territorio. La nota professionalità e la grande umanità di tutti gli operatori del San Liberatore è stata affermata anche questa volta più che mai”. Il consigliere regionale della Lega, Antonio Di Gianvittorio, torna sul ruolo che sta avendo il nosocomio atriano, interamente dedicato dalla Asl di Teramo alla cura dei pazienti con coronavirus. “Un ringraziamento speciale voglio rivolgerlo a tutti i medici, paramedici e infermieri che, da quando è iniziata questa emergenza, non hanno esitato un attimo nel mettere a rischio la propria incolumità per prendersi cura di tutti noi, per non parlare dell’enorme peso che sono costretti a dover sopportare nello stare al fianco dei malati, anche quando purtroppo non c’è più nulla da fare, sostituendosi spesso e volentieri ai loro cari data l’impossibilità di essere presenti”.

L’andamento dell’epidemia lascia sperare in un’evoluzione positiva: “I dati che riceviamo sui ricoveri sono sempre più confortanti – illustra Di Gianvittorio – pochissime persone sono state ricoverate in questa settimana e per i prossimi giorni il dato è destinato a scendere. I numeri ormai residuali pongono ora la questione sulla fase 2 dei presidi Covid. Non è una questione solo locale ma è nazionale ed Atri, ancora una volta, potrebbe essere un esempio e un laboratorio anche in questo senso. Un esempio nazionale – spiega il consigliere regionale – di come una struttura ospedaliera può tornare alla normalità, con un nuovo processo di ripristino”. La conformazione stessa della struttura ospedaliera atriana permetterebbe una sua riconversione rapida per riattivare tutte le cure e i servizi garantiti prima dell’emergenza: “Il presidio del San Liberatore ha una caratteristica peculiare – argomenta Di Gianvittorio – cioè ha due grandi aree distinte: quella definita vecchia e quella definita nuova, con due corpi affiancati. Dato il limitato numero dei ricoveri, la soluzione più ottimale sarebbe quella di separare e chiudere temporaneamente il corridoio che collega le due aree e utilizzare la parte vecchia come rimanenza Covid sino ad esaurimento, così da poter riattivare i due corpi nuovi con tutti i reparti, le normali funzioni e la normalizzazione del pronto soccorso. Il San Liberatore deve subito procedere con questo processo di riconversione – incalza l’esponente leghista – per essere un esempio nazionale e deve subito avere le giuste premialità (che meriterebbe a prescindere) e che oggi più che mai diventano non procrastinabili anche per trasmettere sicurezza e affidabilità a tutti quei cittadini che, colti da malori o piccoli infortuni, rinunciano a recarsi presso il pronto soccorso per il giustificato timore di incorrere in un contagio”.

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