Basket/B, un Giulianova inarrestabile asfalta Civitanova (69-50)

Basket/B, un Giulianova inarrestabile asfalta Civitanova (69-50)

Soy un perdedor, I’m a loser baby, so why dont’ you kill me?” cantava Beck nel 1993 con il suo celebre brano “Loser”. Se avete intuito per la lingua anglosassone comprenderete subito che il termine loser significa sfigato. Se avete ulteriore intuito comprenderete che lo sfigato devi ucciderlo altrimenti può farti male, molto male ed è quanto sta facendo il Giulia Basket Giulianova nel Girone C2 di Serie B. Onde evitare equivoci chiariamo subito che diamo al termine sfigato un’ottica di simpatia e non un senso dispregiativo. Lo sport – e il basket non fa eccezione – è ricco di storie di squadre sfigate che hanno però affascinato creando una narrativa e una propria epica. La “sfiga” del Giulia Basket in questo caso è quella di rappresentare una città da sempre, storicamente non ricettiva nei confronti della pallacanestro, anche se ultimamente non è ricettiva neanche nei confronti dello sport religione per eccellenza, il calcio.

Eppur si muove” diceva Galileo Galilei, eppur qualcosa sta accadendo nella periferia dell’Impero cestistico e ha dello straordinario. Accade che una squadra, nel suo momento migliore (vedi le vittorie contro Montegranaro e soprattutto quella nel derby contro la Teramo a Spicchi) venga pesantemente colpita da un focolaio Covid. Tanti giocatori chiave vengono messi in isolamento preventivo, andando conseguentemente fuori forma fisica. Il numero necessario per gli allenamenti si riduce, non si arriva neanche a dieci giocatori e Andrea Zanchi è costretto ad allenare con i mezzi che ha a disposizione e in una forma ovviamente anomala. Il coach però non si scompone, da buon umanista ha il giusto raziocinio di attendere che arrivi la bufera, accettando anche l’ottica di giocarsi già da questo momento la stagione ai play-out, viste le pesanti conseguenze che può causare un focolaio Covid all’interno della sua squadra. “Le scuse non esistono”, Zanchi questo concetto lo ribadisce pubblicamente e i giocatori lo seguono, mentre lo staff dei preparatori atletici (il Prof. Claudio Mazzaufo e Marco Di Marco) lavora incessantemente per recuperare chi è fuori roster.

La bufera, come previsto, arriva con le pesanti sconfitte a Fabriano e Roseto ma anche qui nessuno si scompone, tutti restano in trincea come soldati nella battaglia della Somme e intanto, lentamente, comincia il recupero per chi è stato in isolamento.

Domenica 24 gennaio, l’avversario è Ancona reduce da tre vittorie consecutive e in piena fiducia. Nessuno, ma proprio nessuno, scommette un euro sul Giulia Basket vincente e invece Di Carmine e compagni asfaltano letteralmente i dorici (86-73) con una cattiveria agonistica che fa quasi paura, dominando per tutti e quaranta i minuti. Già, i minuti. Il risultato è esaltato ancor di più dal minutaggio dei giocatori: i titolari giocano tutti sopra i 32 minuti, dalla panchina sono solo due i cambi e giocano 16 e 8 minuti.

Mercoledì 27 gennaio, recupero con Civitanova reduce dalla bella e rocambolesca vittoria contro la Teramo a Spicchi. I miracoli esistono ma accadono una volta sola, si sono spremuti troppo contro Ancona, molti giocatori ancora non sono in forma dopo il focolaio, hanno fatto una grandissima vittoria ma è difficile che vincano nel giro di così pochi giorni: queste le voci di corridoio. Risultato? 69 a 50 per i giallorossi che, esclusa la prima frazione, dominano i marchigiani con una difesa devastante e un’aggressività a tratti feroce. Anche qui la vittoria viene risaltata dal minutaggio: quattro giocatori sopra i 34 minuti, dalla panchina sempre due cambi che giocano 18 e 13 minuti.

La bufera non è finita in casa Giulia Basket e i giocatori ancora non raggiungono la forma iniziale a causa del focolaio Covid ma, possiamo dirlo, raramente abbiamo visto una squadra reagire in questo modo in questa situazione.

Vi ricordate le parole della canzone di Beck all’incipit dell’articolo? I’m a loser baby, so why don’t you kill me? . Occhio che se non lo ammazzi lo sfigato fa male, molto male.

Lorenzo Mazzaufo

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