Bisenti, processo di beatificazione di Pasqualino Canzii: il seminarista è venerabile

Bisenti, processo di beatificazione di Pasqualino Canzii: il seminarista è venerabile

Riconosciute le virtù eroiche del seminarista di Bisenti Pasqualino Canzii, che diventa quindi venerabile. Il suo nome, infatti, figura tra quelli inseriti nei decreti autorizzati il 21 gennaio dal Papa a seguito dell’udienza con il cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Terminata la fase diocesana del processo di beatificazione, tutto il materiale era al vaglio della Congregazione delle Cause dei Santi a Roma. Dopo giudizio favorevole dei vescovi e dei cardinali della Congregazione, il Santo Padre ha autorizzato la promulgazione del decreto sull’eroicità delle virtù o sul martirio del Servo di Dio, che così diviene venerabile: gli viene riconosciuto cioè di aver esercitato in grado “eroico” le virtù cristiane (teologali: fede, speranza e carità; cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza; altre: povertà, castità, ubbidienza, umiltà), o di aver subito un vero martirio oppure di aver offerto la vita secondo i requisiti previsti dal Dicastero.

Grande soddisfazione per questo traguardo la esprime il promotore della causa e fondatore del Comitato per la beatificazione, il maestro Lucio Salini, che sulla figura del seminarista ha realizzato numerosi libri e pubblicazioni: “Quando ho avuto la notizia mi sono commosso – afferma Salini – la aspettavo da molti anni e finalmente è arrivata. Ho sempre creduto nella meravigliosa figura di Pasqualino e oggi provo una gioia immensa”.

Pasqualino Canzii nacque il 6 novembre 1914 a Bisenti, in provincia di Teramo, dal sarto Alfredo Canzii e da Semira Forcellese. Il 14 ottobre 1926 entra nel seminario diocesano di Penne. In testa aveva una sola idea: la santità. E tra i suoi propositi ne aveva uno ricorrente: “Gesù voglio farmi santo, presto e grande Santo”. Voleva diventare santo, come San Gabriele dell’Addolorata, San Luigi Gonzaga, San Giovanni Berckmans: “Se loro sono santi in carne ed ossa come me, perché io non debbo farmi santo?” Nel pomeriggio del 24 gennaio 1930 Pasqualino muore, dopo pochi giorni di malattia. E prima di andarsene dice alla mamma che lo assiste: “Si avvicina l’ora beata: sono felice! Iddio mi chiama”. La notizia della morte fa presto il giro della città: tutti sono convinti che è morto un santo. Ai funerali, che si svolgono il giorno successivo a Penne, partecipa una moltitudine di gente. Solenni sono pure i funerali a Bisenti, nel cui cimitero Pasqualino viene sepolto. La folla si assiepa intorno al feretro gridando: “Il santino! Il santino!”. Monsignor Carlo Pensa, allora vescovo della diocesi di Penne, scriveva: “Il Signore ce lo ha tolto forse perché non eravamo degni di possedere un così bel fiore… Per la sua profonda semplicità e la sua immensa pietà può essere ancora proposto come esempio per tutti”.

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