Cgil Teramo: “La chiusura delle scuole ricade soprattutto sulle donne”

Cgil Teramo: “La chiusura delle scuole ricade soprattutto sulle donne”

La Cgil Teramo pone l’attenzione sul fatto che il problema delle chiusure delle scuole, a causa dell’emergenza coronavirus, sia ricaduto soprattutto sulle donne. 

“Lo dimostra il fatto che in quei nuclei familiari ove è possibile richiedere il congedo parentale straordinario sancito dal DPCM del 17 marzo 2020, ad utilizzarlo, e dunque a scegliere di guadagnare il 50% in meno, sono soprattutto le donne – si legge nel comunicato dei sindacati – Questo è un fatto non dovuto esclusivamente all’idea della famiglia tradizionale tipicamente nostrana, per la quale il carico familiare è riservato soprattutto alle donne, ma anche perché guadagnando mediamente tra il 10 e il 18% in meno rispetto agli uomini, la scelta tra chi, tra mamma e papà, debba prendere il congedo retribuito al 50% è presto fatta. 

Già prima di questa situazione i dati sull’occupazione femminile, prima e dopo la nascita dei figli, risultano essere inquietanti: i figli segnano uno spartiacque, infatti, dopo la nascita del primo figlio, le donne rientrano a lavorare molto spesso con un part-time involontario; mentre, dopo la nascita del secondo, a lavoro non rientrano proprio, non solo perché l’organizzazione familiare inizia ad essere scomoda per il datore di lavoro ed inconciliabile con gli impegni lavorativi, ma anche perché ciò che guadagnerebbero lavorando, basterebbe a malapena a pagare asili nido. Senza parlare delle malattie dei figli: chiamare una baby-sitter è un lusso per pochi. (Attenzione anche ad assentarvi per malattia dei figli, oltre a far storcere il naso al datore, dopo il primo anno di vita della figlia o del figlio, molto spesso il permesso non è retribuito. Ma questa è un’altra storia)

Quando la fase due consentirà a mamma e papà di tornare a lavorare, o magari di riprendere la ricerca del lavoro, la scuola continuerà a rimanere chiusa, e qualcuno ai figli dovrà badare. Il trend che abbiamo avuto fino a prima che scaturisse l’emergenza, non solo si confermerà, ma molto probabilmente farà alzare la curva che segna gap tra mamme e papà.

La fase due per i nuclei meno fortunati, che non hanno nonni su cui contare e risorse economiche da destinare per una baby-sitter, rischia di aumentare la disoccupazione femminile, perché le donne con figli non saranno in grado di sopportare ritmi e necessità richiesti dalla ripresa dell’attività lavorativa. Se non verrà esaminata in ogni singolo aspetto, la ripresa – così “patriarcalmente” pensata – aumenterà in modo irrecuperabile queste disuguaglianze. Ci sono poi quei nuclei più fortunati, che possono contare su un welfare tutto italiano: i nonni. 

Ma non è pensabile immaginare che dopo quattro mesi a casa con i genitori, i bambini si ritrovino a passarne altrettanti con i nonni, primo per una questione di apprendimento; secondo per una ragione prettamente legata alla sicurezza: i nonni sono e rimarranno una categoria a rischio anche oltre la fase due e i bambini potrebbero diventare vettori di contagio. 

Ma se non investiamo sui servizi, quale altra soluzione sostenibile c’è per le famiglie, se non i nonni? Le misure messe in atto fino ad oggi, non bastano. Sono già terminate. I congedi straordinari possono essere chiesti per un massimo di 15 giorni per mese e il voucher baby sitter di 600 euro non risponde alle vere esigenze temporali. Le disuguaglianze sociali ed economiche tra uomini e donne aumenteranno se le istituzioni le continuano a considerare semplici fatalità: bisogna affrontarle, invece, perché è giusto porvi rimedio, oltre ad essere compito delle istituzioni.  

Dopo i seppur esili passi avanti fatti nelle politiche di parità di genere, non possiamo permetterci di tornare nuovamente indietro e perdere occupazione femminile.
Se non saranno messe in moto fin da subito misure idonee, l’emergenza attuale porterà a un peggioramento nella condizione delle donne, costrette a sacrificare il loro impiego per potersi occupare della famiglia. Per tutto questo, riteniamo necessario pensare una nuova politica industriale e di sviluppo sostenibile, cambiare il sistema produttivo e l’organizzazione del lavoro con i suoi orari e i suoi ritmi, prevedere un cambiamento nel settore dei trasporti funzionale alle esigenze delle famiglie e un sistema di protezione sociale realmente universalistico.

Pertanto, anche a livello territoriale, riteniamo necessario aprire un confronto con le istituzioni e le organizzazioni sociali per disinnescare gli elementi che potrebbero spingere all’espulsione delle donne dal sistema produttivo.

Cosi’ come si rende necessaria una nuova politica industriale e di sviluppo sostenibile, si rendono urgenti e necessarie, anche, scelte politiche verso un diverso sistema socio sanitario, universalistico e sviluppato a livello territoriale, che garantisca adeguate cure per tutti e con specificità rivolte ai soggetti sensibili e fragili della Società, fra i quali anche gli anziani, che in questa tragica situazione necessitano di particolari attenzioni, ma anche nell’ordinarietà e nella consuetudine, del prossimo futuro, il Sistema deve erogare cure e protezioni anche per l’invecchiamento attivo”.

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