Coronavirus, i sindacati: “Il Prefetto fermi le aziende metalmeccaniche”

Coronavirus, i sindacati: “Il Prefetto fermi le aziende metalmeccaniche”

Il Decreto di ieri del Presidente del Consiglio Conte prevede la fermata per tutte le aziende metalmeccaniche che non operano in settori strategici per il superamento dell’emergenza Coronavirus. In provincia di Teramo molte aziende si sono subito attenute a tali disposizioni ed hanno immediatamente fermato le attività. Alcune, invece, utilizzando interpretazioni impropriamente estensive di alcuni commi del decreto, hanno preteso che oggi tutti i lavoratori fossero presenti in fabbrica ed hanno intenzione di continuare con le produzioni.

Per queste ragioni FIM CISL e FIOM CGIL di Teramo hanno inviato una richiesta formale di intervento al Prefetto di Teramo affinché fermi tutte quelle attività che non possono continuare a lavorare.

Per le organizzazioni sindacali chiedere che si fermi una fabbrica è sempre un sacrificio, ma, adesso più che mai, viene prima la salute. Non si possono tenere le fabbriche, la cui attività non è necessaria, aperte consentendo che decine, a volte centinaia di persone, lavorino a stretto contatto con un rischio contagio altissimo: si metterebbe a rischio la salute dei lavoratori coinvolti e si rischierebbe di vanificare i sacrifici che si stanno chiedendo a tutte e tutti.

Per questo è stato chiesto che le aziende che stanno provando a “forzare la mano” vengano subito fermate. Non è possibile, infatti, che con la scusa di mettere in sicurezza impianti e macchinari che non possono essere spenti per motivi di sicurezza (operazione che consentirebbe l’occupazione solo di qualche lavoratore) si facciano lavorare tutti gli operai portando avanti le produzioni come se nulla stesse accadendo. Così come non è possibile sfruttare la possibilità di completare le attività necessarie alla sospensione fino a mercoledì 25 (in particolare la spedizione della merce in giacenza) per andare avanti fino a quella data come se il blocco non fosse immediato.

Non si può consentire che il profitto continui a passare sulle teste di lavoratrici e lavoratori: ognuno si deve assumere le proprie responsabilità e fare la propria parte.

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