Coronavirus, Pd Abruzzo: “Troppi giorni per la risposta dei tamponi”

Coronavirus, Pd Abruzzo: “Troppi giorni per la risposta dei tamponi”

“Troppo lunga l’attesa degli esiti dei tamponi a cui vengono sottoposti gli operatori sanitari abruzzesi che operano nell’emergenza, che dovrebbero avere risposte immediate per mettere al sicuro da dubbi o contagio se stessi, le proprie famiglie e i pazienti con cui vengono a contatto. Lo stesso vale per tantissimi cittadini”, denunciano i consiglieri PD in Consiglio regionale.  “Tutto ciò continua a verificarsi, malgrado la Regione abbia attivato tre diversi laboratori che analizzano i tamponi e malgrado anche stia finalmente diminuendo la statistica di contagi e positivi – spiegano il capogruppo Silvio PaolucciDino Pepe, Antonio Blasioli e Pierpaolo Pietrucci – Fatto è che molti operatori sanitari che riescono ad essere sottoposti a tampone aspettano più di una settimana l’esito e questa è una lentezza sconcertante, alla luce anche dei problemi numerosi avuti nei nosocomi e strutture residenziali per la contagiosità da Covid19. Segnalazioni che ci arrivano da tutte le strutture delle province abruzzesi dove il virus si è manifestato. E così non va bene. Se il sistema sanitario abruzzese ha retto lo si deve proprio alla tenacia dei suoi medici, infermieri, il personale tutto – proseguono i consiglieri Dem – che ha lavorato in condizioni estreme e continua a farlo, malgrado tutte le carenze più volte da loro denunciate e da noi riprese, ma che, purtroppo, siano rimaste tali”.

Sui ritardi nelle analisi dei tamponi, i consiglieri reputano che “l’Abruzzo è tra le regioni che con maggior difficoltà riesce a processare i tamponi, questo sia per gli operatori sanitari, che per i privati cittadini, molti dei quali dopo giorni di sintomi non riescono persino ad ottenere il tampone, con tutte le conseguenze, gravissime, annesse e connesse. Allo stesso modo sono tardive le comunicazioni ai sindaci dei decessi avvenuti a fronte del Covid19. A ciò si aggiungono i ritardi dei tamponi nell’area vestina parte della zona rossa, istituita con ordinanza del 25 marzo: neanche i settori più a contatto con la popolazione, cioè medici di base, farmacisti e operatori sanitari hanno avuto il tampone, mentre due giorni fa il presidente Marsilio annunciava sulla stampa tamponi per tutti. Peccato che di questo annuncio gli amministratori non sono stati avvertiti e così si sono ritrovati subissati da centinaia di telefonate che hanno interrotto il loro lavoro e a cui non hanno saputo dare risposta. Tutto ciò accade – spiegano i consiglieri Pd – perché la strategia utilizzata dalla Regione Abruzzo non ha funzionato e ha trovato impreparate le strutture ospedaliere in cui medici e infermieri sono rimasti privi di indirizzi e senza dispositivi di protezione individuale, così come i vertici delle Asl che non hanno ancora un direttore generale e la vacanza di cariche nei dipartimenti competenti e d’importanza cruciale in questo frangente”.

Anche se ci si appresta ad affrontare la fase 2, la Regione “ha saltato a piè pari la fase 1, in tutta la sua drammatica portata”, avendola “rimessa ai soli operatori in trincea da un lato e alle misure di distanziamento sociale messe in campo dal Governo. La verità è piuttosto che la situazione degli ospedalieri e dei medici del territorio e delle strutture residenziali in Abruzzo è ancora critica e servono risposte immediate e certe. Subito. Nel frattempo – proseguono i componenti del gruppo consiliare Pd – la Regione continua a negare qualsiasi confronto con sindacati e rappresentanti degli operatori della sanità mentre altre Regioni come l’Emilia chiudono accordi che riconoscono il ruolo svolto dagli operatori. Per il futuro va preparata una fase in cui la lotta al coronavirus si concentrerà ancora di più sul territorio per le misure di prevenzione e sorveglianza sanitaria e pertanto – concludono i consiglieri democratici – chiediamo che sia aumentata la capacità produttiva dei nostri laboratori e definito un regolamento regionale per definire criteri di priorità, se necessario, e indirizzi chiari alle Asl non lasciandole procedere ognuna per conto proprio”.

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