Covid 19, Asl Teramo: ieri 128 casi, 98 sono sospette varianti inglesi

Covid 19, Asl Teramo: ieri 128 casi, 98 sono sospette varianti inglesi

L’unità di coordinamento dell’attività territoriale (Ucat) della Asl di Teramo dal momento della sua istituzione, nel maggio scorso, ha preso in carico 14.020 pazienti positivi. L’Ucat è stata creata a maggio 2020 quando, finita la prima ondata della pandemia, a livello nazionale ci si rese conto che gestire puntualmente i malati sul territorio significava alleviare la pressione sugli ospedali, sia in termini di ricoveri che di possibili focolai.

Da maggio a novembre scorsi, l’Ucat ha funzionato come centrale operativa con un numero unico (0861/420699) diventando un punto di riferimento dei cittadini. Successivamente ha allargato la sua sfera di competenze: tracciamento dei casi positivi e dei loro contatti; sorveglianza sanitaria (monitoraggio delle persone in isolamento); tracciamento nelle scuole; gestione delle 8 Usca (unità speciali di continuità assistenziale) e delle 3 Usped (unità speciali pediatriche, le uniche in Abruzzo) compresa l’attività di telemedicina; effettuazione dei tamponi nei 7 drive-test in provincia e a domicilio; coordinamento con il Sisp (servizio di igiene e sanità pubblica), oltre che dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta; gestione del contact center; gestione del settore informatico per l’elaborazione dati. All’Ucat lavorano 84 operatori, più di 50 sanitari e il resto amministrativi, che tengono attiva la struttura dalle 8 alle 20, sette giorni su sette. Il contact center ha gestito, dalla sua istituzione, 228.711 chiamate (59.223 nel 2021).

Attualmente l’Ucat si trova a gestire la cosiddetta terza ondata con un aumento di casi positivi. Ieri sono stati  128 i nuovi casi, 98 dei quali di sospetta variante inglese. “La fase attuale”, spiega il coordinatore dell’Ucat, Giandomenico Pinto, “è caratterizzata, ormai dalla fine di gennaio, da un’escalation di positività con una variante inglese che ha sostituito quasi del tutto il Covid-19 tradizionale. La variante inglese colpisce essenzialmente i soggetti più giovani, tanto che rileviamo un incremento della circolazione del virus nel mondo scolastico. La capacità dell’Ucat di fare un tracciamento immediato del positivo e dei suoi contatti consente di isolarli e ridurre il diffondersi del contagio. Tutto questo a differenza della prima ondata, quando l’impatto della pandemia è stato tutto sommato minore rispetto ad ora e la gestione è stata prevalentemente ospedaliera. La nascita dell’Ucat ha segnato invece la consapevolezza che andava potenziata l’assistenza sul territorio e questo ci ha consentito di gestire una pesante seconda ondata, dopo l’estate, grazie alla capacità di presa in carico a domicilio dei soggetti coinvolti evitando accessi impropri ai Pronto soccorso e agli ospedali in genere”.

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