Democrazia partecipativa: Carlo Di Marco rieletto presidente di Demos

Democrazia partecipativa: Carlo Di Marco rieletto presidente di Demos

L’Associazione Demos ha rinnovato gli organi sociali per rilanciare l’azione culturale a difesa dei diritti di partecipazione dei cittadini alle politiche delle città. Nell’Assemblea ordinaria dei soci di giovedì 5 marzo si è avuta una partecipazione molto alta. L’elezione si è articolata in due votazioni: nella prima è stato rieletto il Comitato Direttivo, rappresentativo delle realtà culturali attivate dall’associazione in Abruzzo e nelle Marche. Alla votazione si sono distinti i risultati ottenuti da storici fondatori come Carlo Di Marco, Fiammetta Ricci, Sabrina Angelini, Annalisa Geraci, Monica D’Aurelio, Giuseppe Massi, Enrico Gambini. C’è stata la conferma di Anna D’Ermes di Bellante; new entry come quella di Maria Antonietta Adorante di Teramo, Sara Malaspina di Fermo, Simone Stampatori e Danilo Ranalli di Giulianova, Stefano Novelli di Grottammare.

Nella seconda votazione è stato rieletto all’unanimità (con la sola sua astensione) alla carica di presidente Carlo Di Marco; alla carica di vicepresidente è stata eletta la giovane studiosa fermana Sara Malaspina; tesoriere è stato rieletto il commercialista teramano Enrico Gambini; il giovane architetto giuliese Simone Stampatori è stato eletto segretario. L’elezione si è svolta on line usando un programma dell’Associazione Demos prodotto gestito e testato da Giancarlo D’Agostino, tecnico informatico.

“L’Associazione Demos si riorganizza e riparte con più forza e grande determinazione nella sua delicata missione: quella di tentare di dar voce ai cittadini e alle altre persone che solitamente non si esprimono, non sono diretti protagonisti, non contano nelle scelte politiche diventate quasi esclusivo appannaggio dei partiti politici – si legge in una nota – Una mission difficile in un percorso pieno di ostacoli costituiti, in prevalenza, dallo spirito di rassegnazione, dall’autoreferenzialità dei partiti che governano (con rare eccezioni) e soprattutto dall’errata convinzione che la delega della sovranità del popolo sia l’essenza della democrazia. Convinzione di comodo di molti partiti, radicatasi progressivamente nella coscienza popolare, da sradicare principalmente con la diffusione della cultura costituzionalista della partecipazione e della presenza attiva dei cittadini”.

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