Depuratore Nereto: la Wash Italia va al Tar e chiede 200.000 euro di danni

Depuratore Nereto: la Wash Italia va al Tar e chiede 200.000 euro di danni

Caso depuratore di Nereto: la parola passa al tribunale. Il 9 giugno è stato protocollato al Comune di Nereto il ricorso al Tar della società Wash Italia Spa contro la Regione Abruzzo, il Comune di Nereto, la Soprintendenza e la Provincia di Teramo, per l’annullamento della determinazione della Regione Abruzzo con la quale il dirigente del Servizio valutazioni ambientali ha adottato, al termine della Conferenza di Servizi del 10 febbraio 2020, parere negativo in ordine all’istanza avanzata dalla ditta di realizzare una piattaforma di rifiuti liquidi nel territorio comunale di Nereto. A darne notizia è il sindaco di Nereto, Daniele Laurenzi. La Wash Italia chiede il risarcimento del danno subito, quantificato in 200.000 euro, specificando la presunta responsabilità del Comune correlata all’attestazione di insussistenza del vincolo paesaggistico risalente al 2018. Il Comune di Nereto, con atto di Giunta, si è costituito in giudizio dando incarico legale al fine della tutela dell’interesse pubblico.

“Nel ricorso – afferma Laurenzi – è singolare che la Wash Italia Spa scriva, senza tanti giri di parole, che fino a un certo punto, niente e nessuno sembrava frapporsi al completamento dell’iter autorizzativo”. Il sindaco di Nereto rivela altri contenuti del ricorso della Wash che scrive: “Il Comune di Nereto, sino a tal momento estremamente collaborativo, ha assunto una posizione inspiegabilmente ostativa ed ha iniziato a porre questioni di competenza di altre Amministrazioni, generando ostacoli al procedimento amministrativo, riuscendo a condizionare l’esito della fase finale dello stesso”. Affermazioni che Laurenzi commenta così: “Qualcuno ha avuto una concezione distorta dei rapporti con la pubblica amministrazione fondata sulla collaborazione. Personalmente invece ritengo ciò che ho sempre esternato dall’inizio di questa vicenda e per la precisione da quando ne sono venuto a conoscenza: se una cosa è legittima si deve fare, altrimenti no. La Wash Italia – prosegue Laurenzi – è giusto che faccia i propri interessi privati ma non è giusto, non è opportuno e soprattutto non è lecito utilizzare termini quali sviamento, avversione, condizionare. Il sindaco, l’amministrazione comunale, consulenti, tecnici e comitati non prendiamo lezioni di trasparenza amministrativa dalla Wash Italia o da chicchessia”.

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