Enrico Prandin nuovo ad TeAm. Lodo arbitrale, ragione al Comune

Enrico Prandin nuovo ad TeAm. Lodo arbitrale, ragione al Comune

Si è appena conclusa l’assemblea dei soci della Teramo Ambiente, un’assemblea che era legata alla successione del socio privato, quindi al passaggio attraverso la procedura fallimentare di Venezia, e alla modifica dell’assetto del’organico, con la presa d’atto delle dimissioni del dott. Pelagatti e  l’indicazione del nuovo AD che, come recita lo Statuto, è competenza esclusiva del socio privato, indicato dalla COMIR nel nome del dott. Prandin. Si tratta di una designazione su cui i soci pubblici non posso intervenire, e quindi una stortura  dello Statuto, che ci trasciniamo da anni e che dimostra come lo stesso oggi non sia più in linea con il Testo Unico sulle società partecipate, la cosiddetta Legge Madia; pertanto va adeguato, anche in considerazione del fatto che attualmente il Comune di Teramo è l’unico cliente della società e ne può pertanto scrivere e definire il futuro. Quello che abbiamo sollecitato a questo proposito, è la verifica del rispetto puntale di tutte le leggi vigenti in materia. Pertanto ho chiesto al collegio sindacale di esprimersi su questa nomina, così come su tutti gli atti della TeAm,  a tutela della società, dei soci pubblici e dello stesso socio privato, oltre che per il buon funzionamento della società.

La vera questione, però, non è la ricomposizione del CdA ma il futuro della Teramo Ambiente, che non può che passare per una verifica  puntuale e attenta della situazione societaria. Essa va, in primo luogo, messa in regola nel suo assetto societario, perché è noto che il nuovo socio privato sia entrato non attraverso una procedura ad evidenza pubblica, come imposto dalla legge Madia e dalla normativa europea, ma attraverso una procedura fallimentare. E questo anche alla luce dell’art. 17 del Testo Unico sulle società partecipate che riguarda le partecipate miste pubblico-privato che impone che il privato sia scelto attraverso una procedura ad evidenza pubblica aperta, nel rispetto del Codice degli appalti e non con una procedura fallimentare. Così come va adeguato lo Statuto della TeAm alla situazione reale di una società che per il 51% è a partecipazione pubblica. E’ inaccettabile che ci sia ancora uno squilibrio a favore del privato, non più tollerabile, perché abbiamo più volte detto che sono i cittadini teramani che hanno portato avanti la Teramo Ambiente mentre negli ultimi 9 anni il privato non ha mai fatto un investimento economico-finanziario.

C’è poi la questione della regolarizzazione del servizio: ci troviamo ancora senza un contratto, con un affidamento scaduto; si continua a scontare una scriteriata gestione politica, che nel corso degli anni ha creato i presupposti per la situazione cui assistiamo oggi.

E poi c’è il tema dei crediti. Oggi è stato comunicato il lodo arbitrale che ha rigettato le richieste di TeAm nei confronti del Comune per incompetenza, perché ciò che veniva sollevata era una questione non tra socio e società ma tra committente e commissionaria, cioè un rapporto di servizio che non può essere oggetto di competenza arbitrale; questo, di fatto, dimostra la scelta sbagliata da parte del precedente CdA di andare in conflittualità con l’unico soggetto che la tiene in vita, che ne scrive e struttura il futuro. Segnale importante che va indirizzato anche al nuovo CdA che non potrà non tenerne conto nell’interesse di tutte le parti in causa. E’ necessario, pertanto, tornare ad abbassare il livello di conflittualità

Proprio per questo, e per tutte le ragioni anzidette, ho chiesto che nella prima settimana di Dicembre venga riconvocata una assemblea dedicata ad affrontare tali questioni generali ma propedeutiche per definire tutte le azioni relative alla TeAm.

Dobbiamo definire in tempi rapidissimi il percorso di soluzione del rapporti tra Teramo Ambiente e Comune, scrivendo una nuova pagina rispetto ad un passato che è stato assolutamente scellerato.

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