Discarica Santa Lucia di Atri, il Wwf: “Procedimento da chiudere”

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Discarica Santa Lucia di Atri, il Wwf: “Procedimento da chiudere”

“La storia del terzo ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri non ha fine. Dopo 11 anni il commissario del Consorzio Piomba-Fino sembra ancora non avere le idee chiare sugli impatti ambientali che un ampliamento di 300.000 mc comporterebbe”. Esordisce così il Wwf Teramo che, con una lunga nota, riassume la vicenda e fa il punto della situazione. “La Regione si ostina a tenere aperto un procedimento che si sarebbe dovuto chiudere dopo il parere del suo Comitato VIA espresso il 30 settembre dello scorso anno – scrive il Wwf – Ma tutta la vicenda dell’ampliamento è incredibile e si basa sulle proroghe che hanno contribuito a creare confusione nel procedimento regionale a tutto vantaggio del Consorzio Piomba-Fino”. Per l’associazione ambientalista “il Consorzio sembra puntare tutta la sua esistenza proprio sull’ampliamento della discarica, non interessandosi delle volontà dei suoi soci (i Comuni) che, al contrario, non hanno alcun interesse a conferire rifiuti in una discarica senza impianti di trattamento: qualora se ne servissero, infatti, dovrebbero far trattare i rifiuti in altri impianti e solo dopo conferire nell’impianto consortile con notevole aggravio dei costi di trasporto”.

Dopo la proroga di 90 giorni chiesta dal Consorzio per presentare le osservazioni al parere negativo espresso dal Comitato VIA della Regione Abruzzo lo scorso 30 settembre 2019, il 16 gennaio il Consorzio Piomba-Fino ha inviato le proprie osservazioni, “senza spiegare come intende superare le problematiche ambientali che l’ampliamento provocherebbe e che il Comitato VIA della Regione Abruzzo ha messo in luce”, afferma il Wwf. Tra le criticità ravvisate dall’associazione, la mancanza del procedimento VINCA (Valutazione di Incidenza Ambientale) che si conclude con il parere del Comune di Atri. Il Comitato VIA della Regione “non può riaprire un procedimento che di fatto è già chiuso”, dichiara il Wwf. “Se la pratica dovesse comunque andare avanti si prospettano dunque ulteriori problemi che, come WWF, evidenzieremo in tutte le sedi, compresa quella giudiziaria”.

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