Emergenza Covid, pastori in crisi: “Nessuno vuole latte, carne e lana”

Emergenza Covid, pastori in crisi: “Nessuno vuole latte, carne e lana”

Gli allevatori abruzzesi, come i loro colleghi di altre regioni, sono stati duramente colpiti dall’emergenza sanitaria. Al danno si è aggiunta anche la beffa, sottolinea Battista Caterini, allevatore di Valle Castellana, nonché assessore del Comune montano, visto che né il Governo nazionale, né quello Regionale hanno intrapreso alcuna azione a favore del mondo della pastorizia. “Ci troviamo così oggi, all’avvio della fase due, a dover fare i conti con vecchi e nuovi problemi che rischiano così di dare il colpo finale al settore dell’allevamento che rappresenta, malgrado in tanti sembra se ne siano scordati, un pezzo di storia del nostro Abruzzo e dell’Italia intera”, evidenzia Caterini.

“Per cominciare siamo a fine maggio, ma AgEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) ancora non finisce di pagare agli allevatori il saldo della PAC (Politica Agricola Comune) – elenca Caterini – Al momento, ma siamo nel mondo delle ipotesi, si parla di possibili anticipi da parte dell’agenzia, ma di certo non vi è ancora nulla”. Poi c’è il grande problema dei prezzi che sono in caduta libera, tornati addirittura “a livelli toccati solo negli anni ’30”. Ad esempio il latte “il cui prezzo era già basso di suo, ora nemmeno si riesce a vendere”. I prezzi delle carni ovine “sono ai minimi storici, anche a causa della sospensione dell’attività di ristoranti, agriturismi e affini”. Drammatica la situazione della lana: “Prima della pandemia veniva venduta a 20 centesimi al chilo, mentre oggi non la vuole più nessuno e, anzi, chiedono addirittura di esser pagati per tosare le pecore, una cosa mia successa prima”, lamenta Caterini. Alle stelle, invece, i prezzi per lo smaltimento degli animali morti: “Prima dell’emergenza ci volevano 25-30 euro a capo, oggi siamo ai 70-80 euro e così, oltre al danno di aver perso un animale, bisogna sostenere pure dei costi improponibili”. Infine la problematica abruzzese dei cosiddetti “terreni bruciati” dove, per legge, non possono essere realizzati i pascoli. “Anche in vista dell’estate e della ripresa dell’attività di molti allevatori – sottolinea Caterini – c’è il rischio che tanti di noi non trovino i terreni sui quali far pascolare le pecore visto che gli speculatori del nord Italia si sono accaparrati, grazie ad una maggiore forza contrattuale, i terreni migliori favorendo un aumento insostenibile dei canoni di affitto per gli storici pastori abruzzesi”.

Gli allevatori, per tutti questi motivi, chiedono il sostegno delle istituzioni nazionali e regionali: “Non vogliamo promesse mirabolanti, piani shock o soldi a pioggia, ma progetti concreti a sostegno degli allevatori, con finanziamenti certi e rapidi, ma soprattutto una nuova programmazione di questo settore che tenga conto delle esigenze di chi vi lavora, e non sia quindi calato dall’alto da burocrati che non sanno nemmeno come è fatto un pascolo”. Prioritaria è la revisione entro un paio di anni della PAC “così che venga realmente in aiuto della categoria, senza penalizzare gli allevatori locali a tutto vantaggio di chi viene da fuori o chi ha grandi numeri, andando così a stritolare gli operatori abruzzesi e teramani. Chiediamo poi – conclude Caterini – una politica dei prezzi che renda sostenibile e remunerativo portare avanti questa attività, perché non è giusto che scompaia a tutto vantaggio di chi vuole solo fare business e a tutto svantaggio degli storici allevatori che portano avanti questa attività da generazioni”.

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