Festa della Repubblica, D’Alberto: “Siamo provati ma pronti a ripartire”

Festa della Repubblica, D’Alberto: “Siamo provati ma pronti a ripartire”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, ai cittadini in occasione della festa della Repubblica.

Care cittadine e cari cittadini,

quella odierna è una giornata importante per la nostra storia ed è sempre stata contraddistinta da grandi iniziative e cerimonie. Quest’anno la rievocazione del 2 Giugno avviene in tono minore, perché le restrizioni imposte dal Covid19, impediscono, come tutti sapete, di organizzare eventi assembleari.

Una celebrazione che ci consente di salutare il nostro nuovo Prefetto: a Sua Eccellenza Angelo De Prisco il saluto di tutta la nostra comunità.

Ritengo di dover comunque sottolineare l’importanza della Festa della Repubblica, e mi rivolgo a voi con trasporto e passione.

L’esito del referendum del 2 e del 3 Giugno consegnò un Paese fondato su democrazia e libertà. Principi sommamente espressi nella nostra stessa splendida Costituzione, che è frutto di sapienza, sensibilità, intelligenza, lungimiranza. Libertà che con grande senso di responsabilità abbiamo saputo custodire e apprezzare proprio nel momento in cui, per il bene di tutti, siamo stati costretti a comprimere i nostri spazi, a stravolgere i nostri tempi.

Non sono difficili i confronti con il periodo che stiamo vivendo. L’epidemia è stata paragonata ad una guerra, con le devastazioni umane, sociali ed economiche che comporta. Abbiamo attraversato i mesi passati, vivendoli con emozionante spirito collettivo, siamo stati capaci di difendere ciascuno di noi e tutti, mentre abbiamo ammirato chi ci ha difesi, sul campo di battaglia che erano gli ospedali, mettendo a rischio la propria salute e quella dei familiari.

Questo è accaduto nell’intero Paese; questo è accaduto a Teramo.

Dico che usciamo provati ma, al tempo stesso, pronti a ripartire. La forza di molti deve essere adesso lo sprone per chi è scoraggiato.

Dalla protezione della salute, siamo ora chiamati a rigenerare e proteggere la nostra economia, a sostenere chi produce, a dare certezze a chi ogni giorno solleva le saracinesche dei propri negozi. Dobbiamo aiutare gli insegnanti ed i nostri ragazzi, perché tutti sappiamo che la scuola è la base di una società matura; dobbiamo ricostruire una rete sicura per lo splendido mondo dello sport; dobbiamo impegnarci per tornare ad accendere i riflettori sul meraviglioso universo dell’arte e della cultura; dobbiamo rigenerare l’affascinante macchina del turismo, linfa per tante nostre località; dobbiamo aiutare il volontariato e l’associazionismo, stare accanto a chi ha bisogno, in un cammino comune di sostegno, condivisione, di cui ciascuno deve essere protagonista.

Questo è il punto, proprio come accadde col voto del 2 Giugno: deve farlo ciascuno di noi. La nostra partecipazione sarà il motore per ridare energia a chi è in affanno. Non c’è bisogno di formule magiche o di qualche avanzato logaritmo per ripartire: c’è bisogno di ognuno di noi. C’è bisogno di scegliere ancora.

Quella del 2 Giugno 1946 fu una scelta, la più importante scelta compiuta dal nostro popolo, una scelta di campo radicale fra due modi profondamente diversi di concepire il rapporto fra la persona e il potere e con quelle schede elettorali si decise di privilegiare una visione della società che si reggesse sulla centralità della persona, nell’armonia dei diritti collettivi.

Già, la scelta. La democrazia è l’esaltazione del potere e del diritto di scegliere. E nello sviluppo della vita democratica di un popolo nei momenti cruciali ci si trova sempre di fronte a delle scelte, ad un bivio in cui ci si chiede di decidere con chiarezza da che parte stare. E quel 2 Giugno ci ha insegnato, base di ogni scelta, il formidabile valore del diritto di voto, poi scolpito in tutte le sue caratteristiche nell’articolo 48 della nostra Costituzione.

Per questo nell’odierna Festa della Repubblica voglio rivolgermi in particolare a coloro che quest’anno compiono i 18 anni, chiamati al battesimo civico come testimoni e custodi del futuro della nostra democrazia. Difendetelo il diritto di voto, fatene tesoro, custoditelo come ciò che di più prezioso i padri della nostra democrazia ci hanno lasciato; non scambiatelo per nulla, mai, non esponetelo al ricatto del bisogno, branditelo come vessillo di libertà contro chi prova a svilirlo, contro chi pretende di controllarlo.

Proteggetelo perché è la più forte arma che avrete per cambiare la realtà, per coltivare il sogno di rendere pari l’impari, di trasformare in giusto l’ingiusto. Sovvertite quella cattiva cultura politica che infetta le istituzioni e fa sì che l’ambizione diventi sopraffazione, la competizione sopruso, la clientela spregiudicata un sistema di controllo del potere per il potere, trasformando i diritti in favori.

E allora difendiamo la nostra libertà, sempre, con coraggio, senza piegarci a chi vuole piegare istituzioni ed enti ad interessi e destini politici individuali o di gruppo.

E allora, oggi come in quel 2 Giugno, scegliamo insieme ancora una volta di stare dalla parte giusta. Dalla parte di chi è più debole, dalla parte degli ultimi, dalla parte di chi è solo, dalla parte di chi combatte ogni giorno contro le ingiustizie, avvertendole sulla propria pelle da chiunque siano subite, dalla parte di chi vuole costruire una società in cui il Noi prevale sulla miope logica dell’Io.

Per questo vi invito a concentrarvi sulla sostanza di questa celebrazione, che si esprime con la stessa parola degli elettori del ‘46: la partecipazione, che è libertà dal potere, che è uguaglianza di diritti, che è solidarietà concreta.

Viva l’Italia! Viva la Repubblica! Viva la Costituzione.

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