VIDEO | Fondazione Tercas spaccata: all’orizzonte il rischio commissariamento

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Rompono il silenzio nel pieno della bagarre per il rinnovo della presidenza della Fondazione Tercas cinque componenti (su dieci) del Consiglio di Indirizzo. Emerge anche nei nomi che firmano la nota la spaccatura all’interno dell’organismo nominato dagli enti che controllano la Fondazione. Attilio Danese, Tiziana Di Sante, Mauro Mattioli, Enrica Salvatore e Luca Scarpantoni (metà esatta del Consiglio, l’altra composta da Gianfranco Mancini, presidente autosospeso, Giovanni Colletta, Martina Di Musciano, Raffaele Falone e Cristina Martella) dicono la loro sulla tormentata fase che sta rodendo dall’interno l’unità di Palazzo Melatino.

“Abbiamo sempre operato nella massima correttezza – si legge nella nota – accettando, nel rispetto delle regole della democrazia, il risultato di una votazione che decretava l’alternanza alla Presidenza della Fondazione ed assicurando un comportamento corretto e rispettoso alla nuova governance. Non così i nostri interlocutori – è l’affondo dei cinque membri usciti allo scoperto – con i quali per lungo tempo abbiamo condiviso unanimemente le scelte, i quali vedendo avvicinarsi la data per il rinnovo dei consiglieri del Consiglio di Amministrazione, hanno realizzato che il nuovo assetto li aveva privati della maggioranza necessaria a determinare le nuove nomine”. Da qui sarebbe nata una vera e propria strategia: “Cercare di privare del voto alcuni di noi – continuano Danese, Di Sante, Mattioli, Salvatore e Scarpantoni – contestando delibere note e condivise, votate all’unanimità e alla presenza di un Collegio che nulla mai ha osservato; la scelta, preannunciata, è stata quella di coprire di fango chi avesse osato opporsi ai diktat di una politica, una parte della politica, incapace di rispettare l’autonomia  della Fondazione e la libertà di pensiero e di coscienza”. Secondo i cinque consiglieri “si è giocato a lungo su interpretazioni false o, nel migliore dei casi, ambigue, travisando date, cifre, ruoli, tacendo invece sui comportamenti di chi non ha inteso fare un passo indietro, neanche di fronte ad una ormai incontestabile dichiarazione di illegittimità ed ha rifiutato qualsiasi tentativo di riportare la pace già offerta a fine aprile 2020”. Una pace che aveva per obiettivo evitare di “consegnare la Fondazione Tercas ad una squallida logica spartitoria e ricompensatoria”. Il clima resta incandescente a Palazzo Melatino: con sullo sfondo il rischio commissariamento da parte del Ministero dell’Economia.

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