Frode “carosello” nel settore petrolifero: sequestrati 20 milioni a un’azienda teramana

Frode “carosello” nel settore petrolifero: sequestrati 20 milioni a un’azienda teramana

Sequestro di beni per oltre 20 milioni di euro e 62 persone indagate. Sono i numeri dell’inchiesta svolta dalla Guardia di Finanza di Teramo, Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, che ha scoperto una cosiddetta “frode carosello” orchestrata dai due amministratori di una società operante nel commercio dei carburanti con sede nella provincia di Teramo e con nove distributori distribuiti tra il Teramano e le province di Ascoli Piceno e Fermo. Il sequestro preventivo di oltre 20 milioni corrisponde all’importo dell’Iva evasa con il metodo messo in piedi dai due soggetti. Sono stati sottoposti a sequestro 20 rapporti finanziari, 10 immobili e quote societarie di quattro soggetti economici, riconducibili agli indagati. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Ascoli Piceno, su richiesta della locale Procura, ed è conseguente ad un’attività investigativa economico-finanziaria avviata con una verifica fiscale. Le investigazioni si sono concluse con la denuncia di 60 persone responsabili dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti, e dei due rappresentanti legali della società controllata per aver presentato dichiarazioni Iva fraudolente con utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, per un ammontare imponibile di oltre 91 milioni di euro.

Si tratta, come spiega il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Teramo, colonnello Gianfranco Lucignano, della cosiddetta “frode carosello”, effettuata attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti da parte di società aventi sede anche in stati dell’Unione Europea. Nel caso specifico, il prodotto petrolifero veniva ceduto a società “cartiere” che avevano il solo compito di produrre documentazione contabile fiscale fittizia da inviare alla società reale acquirente della merce. In tal modo queste imprese fantasma avevano la funzione di interporsi nella transazione commerciale in modo da risultare quali falsi acquirenti del prodotto che poi veniva ceduto alla società beneficiaria della frode non solo ad un prezzo inferiore a quello di mercato, ma consentendo anche di beneficiare della detrazione dell’Iva. Le 54 imprese “cartiere” identificate nel corso delle indagini, risultate già coinvolte in analoghe indagini o essere evasori totali per non aver presentato le dichiarazioni fiscali obbligatorie, catalizzavano su sé stesse il debito d’imposta sul valore aggiunto che non sarebbe mai stato onorato poiché, prive sia di strutture aziendali che di capacità economiche o addirittura sconosciute, venivano poi fatte fallire.

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