Gran Sasso Teramano: entro il 30 aprile salvezza o fallimento

Gran Sasso Teramano: entro il 30 aprile salvezza o fallimento

Argomento centrale del Consiglio provinciale riunitosi oggi è stato la valorizzazione del comprensorio di Prati di Tivo – PratoSelva. Il confronto si è aperto con un ordine del giorno presentato dal capogruppo della Casa dei Comuni, Mauro Scarpantonio, nel quale si chiedeva l’apertura di tavoli di lavoro condivisi per il rilancio della montagna e il futuro degli impianti sciistici. La mozione è stata bocciata a maggioranza.

Da settembre, dopo che i bandi per la vendita degli impianti sono andati deserti, la Gran Sasso Teramano (società partecipata da Provincia e Comuni, Usi civici, Regione e Camera di Commercio) e la Provincia hanno  ricevuto tre manifestazioni di interesse per l’acquisizione delle quote societarie detenute dalla Provincia: dalla Ontier srl, dallo studio legale Vinti di Roma in rappresentanza di un raggruppamento di imprese e dalla Siget. Nel frattempo l’assemblea dei soci della GST ha confermato la custodia e la gestione degli impianti alla Finori srl. In questa fase storica, a prescindere dal fermo imposto dalla pandemia, gli impianti rimangono chiusi perché è stata revocata la concessione da parte dell’Asbuc (proprietaria dei terreni dove insistono gli impianti) che vanta canoni arretrati. Anche il Comune di Fano Adriano ha presentato un’ingiunzione di pagamento alla Gran Sasso Teramano per crediti non riscossi.

Al termine di un ampio confronto che ha visto l’intervento, oltre che dei consiglieri provinciali, anche del liquidatore della Gran Sasso Teramano, Gabriele Di Natale, e dei sindaci di Pietracamela e Fano Adriano, Michele Petraccia e Luigi Servi, la mozione della “Casa dei Comuni” è stata respinta ma tutti hanno ribadito l’urgenza di arrivare ad una scelta. In sala anche il presidente dell’Asbuc, Paride Tudisco, Erminio Di Lodovico, amministratore della Siget, e l’attuale gestore degli impianti, Marco Finori. Entro il 30 aprile bisognerà esprimersi sulla opportunità di vendere le quote pubbliche o di ricapitalizzare per ripianare i debiti altrimenti, ha sottolineato Di Natale, “non rimane che il fallimento della società”.

“Le questioni sul tavolo sono tutte molto importanti – ha dichiarato il consigliere Scarpantonio – Sulla cessione delle quote bisogna capire se cedere è la scelta giusta o se, per esempio, potrebbe esserci l’alternativa di riacquistare le quote degli altri soci ricapitalizzando la società. Bisogna risolvere i rapporti critici con l’Asbuc che ha depositato un decreto ingiuntivo alla Gran Sasso Teramano per i canoni arretrati determinando la paralisi degli impianti che insistono sui terreni di proprietà. E’ urgente, a tre anni dal finanziamento, far partire i lavori sulla provinciale che ha una dotazione di 4 milioni di euro dei fondi Cipe”.

“Prato Selva è chiusa da sei anni, tre amministrazioni provinciali, tre amministrazioni della Gran Sasso. Noi chiediamo sempre la stessa cosa – ha detto il sindaco di Fano Adriano, Servi – riapertura degli impianti e riapertura dell’albergo. Vogliamo esaminare la valenza delle manifestazioni di interesse che sono arrivate. Non siamo contrari ma dobbiamo entrare nel merito per capire se sono congruenti con la nostra idea di sviluppo”.

“Questa situazione di stallo non è sostenibile per nessuno di noi – ha dichiarato il sindaco di Pietracamela, Petraccia – In questi anni abbiamo vissuto di emergenze, la Provincia e la Regione hanno investito molto ma questo purtroppo non è bastato. Bisogna percorrere nuove strade. Ho chiesto un tavolo regionale, la Regione Abruzzo è anche socia della Gran Sasso Teramano. Dagli impianti dipende il futuro del nostro tessuto economico e sociale. Dobbiamo stringere i tempi nella scelta di soluzioni possibili”.

“Nel momento in cui il Governo regionale riconosce 400 mila euro per ripianare i debiti del Centro turistico del Gran Sasso dell’Aquila mi sarei aspettato una presa di posizione della Provincia per chiedere lo stesso trattamento al versante teramano – è intervenuto il consigliere della Casa dei Comuni, Graziano Ciapanna – Io vedo una mancanza di strategia e di programmazione per questo comprensorio, non da oggi e non solo della sua gestione. Oggi la politica non ha una visione per la valorizzazione, una confusione amministrativa sulla gestione con atti contradditori che si sono susseguiti negli anni, la Regione e la Camera di Commercio che non hanno avuto il ruolo che avrebbero dovuto”.

“Io non sono l’amministratore della società ed è una cosa che non si vuole comprendere: sono il liquidatore della società – ha ribadito Di Natale – Un ruolo governato da precise normative, sono qui per mettere in liquidazione la società e per trovare il denaro per ristorare i creditori. Attenzione, ristorare e tutelarli: per la legge sono tutti uguali, per questo non posso scegliere di pagare alcuni invece che altri. Insieme alla Provincia, ai dirigenti, al presidente stiamo facendo di tutto per non far fallire la società ma questo è il suo destino e se non vendo i beni non posso pagare nessuno. Se non si vendono beni o quote l’alternativa è che tutti i soci facciano una ricapitalizzazione per estinguere il debito: altrimenti potrò solo smobilizzare i beni e vendere. Il problema è chi mette i soldi per ricapitalizzare? La Provincia dovrebbe mettere 700 mila euro, circa 500 mila la Camera di Commercio e a seguire anche Pietracamela, Fano Adriano, Regione Abruzzo e Usi Civici. Entro il 30 aprile bisogna prendere una decisione”.

“Non mi pare corretto che la minoranza strumentalizzi una situazione tanto delicata – ha rintuzzato la consigliera de “La forza del territorio”, Beta Costantini – E’ evidente che questa amministrazione ha messo in moto tutte le leve per risolvere problemi che non abbiamo creato noi”.

“Ho la delega alle società partecipate e, a parte Agena, ho trovato tutte situazioni deficitarie da un punto di vista finanziario – ha detto il vicepresidente Alessandro Recchiuti – non volevo intervenire perché quanto detto dal liquidatore mi pareva molto chiaro. Ma la mozione pare molto strumentale, non la buttiamo in politica anche perché abbiamo un problema enorme da risolvere, un problema che non abbiamo creato noi. Se vogliamo ragionare insieme noi ci siamo, altrimenti sono costretto a ripercorrere una storia che presenta molte criticità: quelle che stiamo cercando di risolvere investendo i nostri dirigenti e in un momento, non lo dimentichiamo, il peggiore della storia, con una pandemia in corso e tutti i limiti all’azione amministrativa che questa comporta”.

“In questi due anni abbiamo sbloccato tante opere: non mi sarei mai aspettato che la questione riguardante la gestione degli impianti sciistici fosse così complicata – ha concluso il presidente della Provincia, Diego Di Bonaventura – Come raccontano gli stessi sindaci, parliamo di vicende che si sono intrecciate negli anni. Non c’è più il tempo di stabilire di chi sono le colpe. Dobbiamo arrivare ad una decisione perché altrimenti saremo chiamati a rispondere tutti. Io, da presidente, devo garantire che l’ente, socio di maggioranza, assuma le decisioni giuste, utili per la comunità e amministrativamente corrette per i soci. Sono arrivate proposte d’acquisto quote, ci sono proposte per gestire gli impianti e l’albergo di Prato Selva, abbiamo fatto una serie di incontri con l’Asbuc e la Regione. Non siamo stati fermi. Ma certamente vanno ricomposte le divergenze e vanno ricomposte nell’ambito di un quadro giuridico-amministrativo. Secondo me ci sono le condizioni per una soluzione definitiva e i nostri dirigenti vi stanno lavorando con impegno; in caso contrario ci faremo male tutti. Al nord stanno chiudendo o riconvertendo gli impianti, si va verso un turismo sostenibile che chiede altri tipi di servizi. Io credo che questa sia la strada da percorrere ma prima dobbiamo chiudere tutte le vertenze aperte e poi farci da parte: lasciare spazio ai privati”.

Nel corso del Consiglio provinciale, inoltre, sono stati discussi gli ordini del giorno su temi urbanistici, relazionati dal consigliere Lanfranco Cardinale. Accolta all’unanimità la variante al Piano territoriale chiesta dal Comune di Teramo che rende possibile l’ampliamento di una struttura sportiva privata in Contrada de Contro. Approvati all’unanimità tre riconoscimenti di debiti fuori bilancio, conseguenza di sentenze del Giudice di Pace a favore di privati). Deliberato il provvedimento preliminare all’approvazione della “rete ecologica provinciale”, un nuovo strumento di pianificazione per il quale ora dovrà essere avviata una fase di condivisione e partecipazione sia con i Comuni che con i cittadini e i portatori di interesse. Per garantire che questa fase sia preliminare all’adozione, i consiglieri della minoranza Ciapanna e Scarpantonio hanno proposto una specifica modifica alla delibera, che è stata approvata all’unanimità.

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