Gran Sasso Teramano, “La Casa dei Comuni”: “Preoccupati per il comprensorio”

Gran Sasso Teramano, “La Casa dei Comuni”: “Preoccupati per il comprensorio”

“Apprendiamo con stupore l’ennesimo cambio di strategia del nostro presidente della Provincia Diego Di Bonaventura rispetto al futuro del comprensorio montano di Prati di Tivo e Prato Selva”, dichiarano i consiglieri provinciali del gruppo “La Casa dei Comuni” Mauro Scarpantonio, Graziano Ciapanna, Graziella Cordone e Luca Lattanzi.

Nell’ultimo Consiglio provinciale, insieme al gruppo di Italia Viva, avevano chiesto di aprire un tavolo di monitoraggio sui lavori, pari a 4 milioni, di miglioramento della Sp 43 di Pietracamela, e un tavolo programmatico sulla valorizzazione del comprensorio Prati di Tivo – Prato Selva, insieme ai sindaci di Pietracamela e Fano Adriano. “Purtroppo entrambe le proposte sono state bocciate dal presidente – dichiarano i consiglieri di opposizione – a cui piace essere un organo monocratico, senza coinvolgere l’organo consiliare. Tutti hanno potuto assistere ad un Consiglio provinciale in cui il presidente non ha detto nulla sia sulle soluzioni a breve, come in particolare la riapertura degli impianti per la stagione estiva, sia su una programmazione a medio lungo termine del nostro comprensorio”. Lo stupore dei consiglieri de La Casa dei Comuni è dato dal fatto che, a distanza di due settimane dal Consiglio provinciale di cui si parla, “ci ritroviamo con un bilancio 2020 della Gran Sasso Teramano approvato dal presidente con una perdita di esercizio di 880.000 euro, con l’aumento dei debiti verso fornitori di 266.000 euro e con un patrimonio netto che, ante Di Bonaventura, era di 2.462.801 e con Di Bonaventura in due anni è di euro 342.098”.

“Anche se il bilancio è stato approvato dal liquidatore il 12 marzo 2021 – insistono i consiglieri di opposizione – il presidente è stato attento a non riferire nulla sull’evoluzione negativa dei numeri della GST. Ci aspettavamo che Di Bonaventura ci dicesse qualcosa sulla disparità di trattamento da parte della Regione Abruzzo rispetto agli altri comprensori sciistici, come ad esempio il finanziamento regionale di 250.000 euro per il Comune di Scanno nel mese di dicembre 2020 per contribuire all’acquisizione del complesso infrastrutturale del bacino sciistico di Collerotondo che servirà per sostenere l’acquisto, da parte del Comune, del complesso del bacino sciistico di Scanno che da 14 anni era gestito a fasi alterne fino a divenire completamente inattivo, causando al territorio un grave danno economico e occupazionale”. Proseguono i quattro consiglieri provinciali: “Ci aspettavamo che il presidente ci dicesse qualcosa sul futuro della seggio-cabinovia di proprietà della Provincia di Teramo data in concessione attualmente a titolo gratuito alla GST, poiché la Provincia da due anni non ha mai determinato il canone di concessione, l’unica notizia che è stata appresa è che l’attuale gestore corrisponde per l’utilizzo di tutti gli impianti presenti sulle due stazioni un canone di euro circa 15.000 per il 2020 e di euro 25.000 circa per il 2019. Ci aspettavamo – proseguono Scarpantonio, Ciapanna, Cordone e Lattanzi – che il presidente ci dicesse del futuro della Gran Sasso Teramano, ed in particolare sulla voce di corridoio di una possibile vendita delle quote societaria da parte della stessa Provincia, attraverso un bando pubblico e un progetto industriale di lunga durata; invece apprendiamo dalla stampa l’assenso della Provincia alla proposta di acquisto ad euro 900.000, previa procedura di bando pubblico, quando un minuto prima la stessa Provincia aveva approvato un bilancio in cui gli immobili destinati alla vendita hanno un valore contabile di euro 1.840.000. In un minuto gli impianti si sono deprezzati della metà del loro valore”.

Il gruppo de La Casa dei Comuni si dice “preoccupato per il futuro del comprensorio e vuole rendere pubbliche almeno due preghiere da rivolgere a tutti gli attori istituzionali: la prima è che nel bando di vendita degli impianti sia previsto il divieto di delocalizzare gli impianti rispetto al nostro comprensorio montano di Prati di Tivo e Prato Selva; la seconda che l’acquirente, oltre ad una proposta economica, faccia anche un progetto di sviluppo e rilancio del comprensorio. Il rischio è che nel breve futuro anche la seggio-cabinovia costata circa 12.000.000 di euro faccia la fine degli altri impianti, in cui veda sminuire il suo valore e vada in disuso”, conclude la nota con un’ultima domanda a Di Bonaventura: “Chi gestirà la cabinovia della Provincia alla riapertura degli impianti nell’imminente stagione estiva?”.

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