Informazione e pandemia: la comunicazione (che non funziona) a due velocità

Informazione e pandemia: la comunicazione (che non funziona) a due velocità

La comunicazione. Quella di cui tutti si riempiono la bocca. Quella che tutti chiamano in aiuto. Quella che per tutti è parte fondamentale nel rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini. Quella che, però, a conti fatti, rimane ancora l’ancella del potere.

Due esempi che spiegano bene la situazione.

Oggi, venerdì 11 dicembre, oltre 300 canali televisivi locali protestano (alcuni anche interrompendo le trasmissioni per diversi minuti) contro il Governo e il Ministero dello Sviluppo Economico relativamente al mancato sostegno alla stragrande maggioranza delle imprese radiotelevisive locali, mentre a un ristretto gruppo di televisioni vengono commissionati “messaggi istituzionali sul coronavirus” nel periodo 2 dicembre 2020 – 31 gennaio 2021, pagati la iperbolica somma di 40.375.000 euro. Le emittenti beneficiarie sono le solite, quelle cioè che godono già dei contributi ministeriali. L’associazione di categoria REA ha presentato ricorso al TAR del Lazio (al quale aderisce anche Super J) contro il provvedimento del Governo. Le tv ricorrenti chiedono una ripartizione equa e trasparente del fondo, tenendo conto dell’esigenza di consentire a tutte le emittenti locali di continuare a svolgere il servizio d’interesse generale informativo sui territori a beneficio dei cittadini. Durante il periodo di emergenza sanitaria da Covid-19 il ruolo della radiotelevisione locale è stato fondamentale nell’informazione ma anche nell’intrattenimento durante la quarantena, con programmi realizzati appositamente per fare compagnia a chi è stato obbligato a rimanere in casa per molte settimane.

E veniamo al piano locale. È partita oggi la campagna di screening a tappeto organizzata da Asl di Teramo e Protezione Civile, in collaborazione con i Comuni. Tamponi di massa alla popolazione: un’operazione complessa, capillare, che ha avuto bisogno di attenta pianificazione. Fatto sta che, dopo una prima (e finora unica) conferenza stampa per presentare l’iniziativa, fino alle 18.44 del giorno precedente l’avvio dello screening, non vi è stata traccia di comunicazione ufficiale. Tutto lasciato (come pessima abitudine ormai radicata nella pubblica amministrazione) a sporadici, incompleti ed estemporanei “post” sui social network da parte dei sindaci dei territori interessati. Come si pensa di coinvolgere adeguatamente la popolazione se non si forniscono nemmeno le informazioni basilari su dove, come e quando recarsi a fare il tampone? Gli amministratori (che siano di enti pubblici o della più importante azienda del territorio, quella sanitaria) pensano di poter fare a meno di una struttura comunicativa degna di questo nome? Pensano che possa essere sufficiente affidarsi ad azioni dilettantesche su Facebook per informare i cittadini?

Stiamo parlando di salute. Stiamo parlando di informazione. Stiamo parlando di diritti garantiti e tutelati dalla Costituzione. Per comunicare c’è bisogno di professionisti organizzati in uffici efficaci e funzionali. E di chi li metta in condizione di avere strumenti e risorse tali da poter svolgere un lavoro efficace per la collettività.

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