Infrastrutture strategiche, gli ambientalisti: “Una cementificazione anni ’60”

Infrastrutture strategiche, gli ambientalisti: “Una cementificazione anni ’60”

Capiamo magari qualche intento nostalgico rispetto ai bei tempi che furono ma un salto indietro nel tempo con una delibera che ti fa andare indietro di alcuni decenni, direttamente al cemento “anni ’60”, senza cogliere le sfide del presente e con varie violazioni del diritto comunitario sulle procedure ambientali non l’avevamo ancora vista: è la Delibera 337/2020 sulle infrastrutture strategiche approvata dalla Giunta Marsilio” così le associazioni Salviamo l’Orso, Stazione Ornitologica Abruzzese, LIPU, Altura e Forum H2O commentano la delibera approvata dalla Giunta Regionale che individua le infrastrutture prioritarie.

La foga cementiera del governo regionale porta intanto la Giunta a commettere un clamoroso errore procedurale: dimentica l’esistenza del Piano Regionale dei Trasporti (PRIT), approvato dal Consiglio Regionale nel 2016 che, seppur criticabile, fu assoggettato a Valutazione Ambientale Strategica e a Valutazione di Incidenza Ambientale come impongono le direttive Comunitarie 42/2001/CE e 43/1992/CE.

Ora è paradossale che la Giunta Regionale si prodighi alla ricerca proprio dei fondi del rilancio che l’Europa vorrebbe indirizzare per la riconversione verde dell’economia non rispettando le principali norme comunitarie sulla valutazione ambientale di piani e programmi, appunto la Valutazione Ambientale Strategica e la Valutazione di Incidenza Ambientale per i siti della rete Natura2000. Valutazioni che devono essere preliminari alle scelte, come lo fu, appunto, per il PRIT vigente.

Nel lungo elenco di strade, autostrade e tangenziali grigio cemento da 6 miliardi di euro compaiono nuove infrastrutture che non sono neanche ricomprese nel Piano regionale dei Trasporti che, appunto, già individua le priorità per la regione. Si va dal faraonico collegamento “Prati di Tivo-autostrada” da 20 milioni di euro in pieno Parco nazionale del Gran Sasso alla variante di Silvi fino ad arrivare al collegamento Lanciano – Val di Sangro da quasi 100 milioni. Pertanto la Giunta Regionale, non solo non fa accenno a questo Piano esistente, vigente e approvato dopo un lunghissimo iter, ma lo modifica con quella che è una variante di fatto con l’introduzione di opere impreviste senza assoggettare queste scelte alle valutazioni ambientali preliminari di legge. La Commissione Europea sarà sicuramente così contenta delle modalità di selezione delle opere che le saranno proposte che magari…aprirà una procedura d’infrazione!

Sui  contenuti aggiungiamo che il piano è un lungo elenco onirico di opere più o meno grandi che mette accanto il rinnovo del “prioritario” impianto scioviario di Pizzoferrato, chiuso da una vita in quanto assolutamente improduttivo visto il dimensionamento e la quota, da meno di 1 milione di euro al raddoppio della ferrovia Roma-Pescara e alla terza corsia dell’A14 da oltre un miliardo di euro…

Che dire poi del nuovo finanziamento richiesto per l’impianto di sci di Gamberale, appena inaugurato senza neve vista la quota (1.400 m), come avevamo largamente previsto e denunciato? Invece di riflettere sull’errore si insiste pensando ora all’impianto di innevamento artificiale per spendere altri soldi pubblici quando sulle Alpi, a parte gli impatti ambientali comunque inaccettabili, acquisiti i dati incontrovertibili sui cambiamenti climatici ormai non approvano nulla sotto i 1800-2000 metri di quota (ad essere buoni) visto che anche i cannoni ormai non ce la fanno a costituire un manto nevoso idoneo per lo sci. Peraltro lo stesso parco nazionale della Majella in sede di autorizzazione dell’impianto di risalita aveva escluso del tutto il ricorso all’innevamento artificiale. Ora si cambia idea? Idem per i milioni di euro per altri impianti di innevamento artificiale a quote insostenibili, come Pescasseroli e al Bosco di S.Antonio.

Cambiamenti climatici che avrebbero dovuto consigliare di inserire opere per la mobilità sostenibile e turistica, come le ciclovie dove non si prevede nulla. Basti pensare agli assi trasversali alla costa lungo i fondovalle Trigno, Sangro, Pescara, Saline, Vomano, Tordino, Salinello e Tronto, alle aree urbane e alle piane come quella Peligna e il Fucino dove potrebbero essere realizzate ciclovie e piste ciclabili  utilissime come avviene in altre regioni italiane ed europee. Oppure le opere necessarie per la riconversione appunto dell’industria della neve per preparare assieme agli imprenditori del settore la crisi che purtroppo è dietro l’angolo. Niente sulle infrastrutture necessarie per rendere resilienti ai cambiamenti climatici le infrastrutture esistenti. Zero per le infrastrutture dedicate ai mezzi di trasporto collettivo nelle aree urbane (sedi dedicate ecc.).

Insomma, un viaggio fuori dalla realtà a ritroso nel tempo che rischia di farci cogliere nuovamente impreparati alle sfide che il presente già ci pone.

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