Nereto, giovedì il caso Wash torna al Comitato VIA: il Wwf ribadisce il no

Nereto, giovedì il caso Wash torna al Comitato VIA: il Wwf ribadisce il no

Giovedì 9 gennaio il caso della realizzazione di una piattaforma per il trattamento di rifiuti liquidi a Nereto avanzata dalla ditta Wash Italia torna al Comitato VIA della Regione Abruzzo. Lo ricorda il WWF Teramo in una nota. Contro il progetto si stanno pronunciando tantissimi cittadini riuniti anche in comitati, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria ed enti locali. Durante la conferenza dei servizi del 20 dicembre scorso, il Comune di Nereto, rappresentato dal sindaco e dai suoi tecnici, aveva evidenziato tutte le problematiche del procedimento seguito e dell’impatto ambientale, ribadendo la contrarietà dell’amministrazione comunale alla realizzazione dell’impianto. “Tutta la situazione autorizzativa appare estremamente problematica”, afferma il WWF. “Parallelamente alla procedura VIA relativa all’apertura dell’impianto di trattamento rifiuti liquidi non pericolosi era stata convocata dal Genio Civile di Teramo una conferenza dei servizi per la sanatoria della domanda di concessione per il prelievo di acqua per un impianto esistente di lavanderia industriale (che quindi avrebbe operato senza tutte le necessarie autorizzazioni). Il Servizio Valutazioni Ambientali della Regione aveva deciso di unire le due procedure nel Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), ma il Genio Civile di Teramo aveva dichiarato che non si sarebbe potuto inserire la propria procedura nel PAUR, provocando così la marcia indietro della Regione che ha rinviato, in autotutela, i verbali delle due conferenze al Comitato VIA regionale. Durante la conferenza del 20 dicembre scorso era stato poi richiesto un sopralluogo presso l’impianto esistente che è stato poi effettuato il 27 dicembre. La procedura, quindi, appare sempre più confusa nonostante sia stata avviata nel 2017”.

Dal punto di vista ambientale il WWF ribadisce come l’area del bacino del torrente Vibrata vada bonificata e non gravata da ulteriori impianti industriali. Il Piano di Tutela delle Acque regionale classifica lo stato ecologico del bacino del Vibrata come “cattivo”. Del resto sono numerose le pressioni esistenti: ne sono state riscontrate ben 19, tra cui le prevalenti sono i depuratori di acque reflue urbane, i siti industriali abbandonati, i prelievi ad uso industriali, l’abbandono di rifiuti, le discariche da sottoporre a bonifiche e quelle con superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione. Non a caso nel Piano per il Vibrata si può leggere: “il corpo idrico presenta criticità nel tratto a monte, dovuta ad una scarsa portata idrica per più periodi durante l’anno in cui la portata del fiume è data solamente dallo scarico dell’impianto di S. Egidio (conforme). Si tratta di un corpo idrico con delle pressioni antropiche elevatissime rispetto alla portata dello stesso e alla capacità autodepurativa. Il carico di reflui urbani è elevatissimo e costituisce l’intera portata del corpo idrico. Anche le pressioni agricole sono notevoli e l’area è una Zona Vulnerabile da Nitrati di origine agricola”. Ulteriori studi evidenziano problematiche nella falda, nelle acque superficiali e in tutta la piana del Vibrata. Il WWF ritiene che non ci siano le condizioni per autorizzare nuovi impianti lungo il torrente Vibrata e che vadano messe in atto tutte le azioni per il risanamento dell’area a partire dalla rinaturalizzazione del corso d’acqua.

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