Premio Gianni Di Venanzo, a Carlo Di Palma l’Esposimetro d’oro alla Memoria

Premio Gianni Di Venanzo, a Carlo Di Palma l’Esposimetro d’oro alla Memoria

L’Esposimetro d’oro alla Memoria della 26^ edizione del Premio Internazionale della Fotografia Cinematografica “Gianni Di Venanzo” va a Carlo Di Palma. Il riconoscimento sarà ritirato dalla moglie, la signora Adriana Chiesa Di Palma, nel corso della cerimonia di premiazione che si terrà a Teramo sabato 9 ottobre 2021.

E’ questa la prima decisione resa nota dalla giuria del Premio, che assegna ogni anno i 4 Esposimetri d’Oro del Di Venanzo (alla Memoria, alla Carriera, Film italiano e Film straniero). La giuria è presieduta dal critico e saggista cinematografico Stefano Masi ed è composta da Franco Mariotti (giornalista, già capo ufficio stampa di Cinecittà Holding), Pasquale Cuzzupoli (tecnico del colore, direttore area post produzione di Cinecittà Studios), Pietro Montani (professore Ordinario di Estetica all’Università Sapienza di Roma), Giorgio Treves (regista e sceneggiatore), Giuseppe Venditti (autore della fotografia cinematografica) e Laura Delli Colli (giornalista, critico cinematografico, pres. Sindacato Naz.le Giornalisti Cinematografici Italiani.

Carlo Di Palma, nato a Roma il 17 aprile 1925 e deceduto a Roma il 9 luglio 2004 all’età di 79 anni, è stato un autentico maestro della fotografia cinematografica. “Fu uno dei precursori del passaggio dall’illuminazione diretta a quella diffusa e riflessa…Insieme a Pasqualino De Santis, portò alle estreme conseguenze la ricerca del suo maestro Gianni Di Venanzo, soprattutto nel campo del colore…”, come scrive Stefano Masi, nel suo Dizionario mondiale dei direttori della fotografia. “Ha fornito un contributo determinante a opere memorabili dal punto di vista figurativo come Deserto rosso (1964) di Michelangelo Antonioni, insuperato esempio di ricerca cromatica, e L’armata Brancaleone (1966) di Mario Monicelli, film per i quali ottenne i suoi due primi Nastri d’Argento. Dalla metà degli anni Ottanta ha legato il proprio nome al mondo poetico di Woody Allen, per il quale ha illuminato ben dieci lungometraggi. Per due di questi, Ombre e nebbia (1992) e La dea dell’amore (1995), ha ottenuto altri due Nastri d’Argento”

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