Coronavirus: a Teramo chiude Psichiatria per i nuovi posti di Terapia intensiva

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Coronavirus: a Teramo chiude Psichiatria per i nuovi posti di Terapia intensiva

Sacrificare il reparto di Psichiatria dell’ospedale Mazzini di Teramo per creare posti di Terapia Intensiva. Fin qui tutto normale e anche giusto vista l’emergenza coronavirus. Incomprensibile, secondo le informazioni raccolte, l’indisponibilità di altri spazi all’interno dell’ospedale ad ospitare quattro posti letto, anche in day hospital, per gli assistiti dai cinque medici di Psichiatria. Insomma a Teramo non ci sarebbe un’alternativa per il reparto che verrà probabilmente spostato a Giulianova. “La patologia psichica non è affatto scomparsa, anzi sembra esserci una recrudescenza imponente ospedaliera che non può essere arginata attivando solamente quattro posti a Giulianova – scrivono in una mail gli operatori del reparto – In tale situazione di emergenza coronavirus  – dicono ancora gli operatori di Psichiatria –  è anche insicuro dover stabilire un solo presidio di ricovero (peraltro decentrato a Giulianova, considerato che il presidio ospedaliero di Teramo è hub) e si vede l’assoluta necessità di avere anche solo pochi posti letto all’ospedale di Teramo, visto che il trasferimento dei pazienti può essere estremamente complicato”.

Gli operatori ricordano che era stata data la disponibilità per spostare il reparto in alcuni locali dell’ex Trasfusionale e che tale soluzione era stata avallata dal direttore di Dipartimento, ma negata dal direttore generale. “Chiediamo – scrivono ancora nella mail – che sia messa per iscritto la decisione motivata da parte di entrambi”. Gli operatori del reparto di Psichiatria si dicono spaesati, demotivati e demoralizzati da questa situazione, non conoscendo il proprio destino. “Ma, cosa ancora più grave – scrivono – stiamo ricevendo continue chiamate da parte dei pazienti e dei loro familiari i quali stanno protestando vivamente contro l’eventualità di chiusura del reparto di Teramo chiedendo una soluzione alternativa presso lo stesso ospedale, minacciando di fare azioni di protesta anche legale”.

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