VIDEO | Atri, solo una classe prima al liceo scientifico sportivo: esclusi 20 alunni

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Effettuare una preiscrizione per un indirizzo di studi regolarmente attivo nell’istituto scolastico prescelto e per un sovrannumero di iscritti ritrovarsi a dover superare una selezione con il rischio di dover ripiegare su un altro indirizzo o di dover scegliere un’altra città. è quanto sta accadendo ad Atri: protagonisti 46 studenti che frequentano attualmente l’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado della città ducale, ma anche di altri comuni del comprensorio. Tredici di loro, infatti, provengono dalla provincia di Pescara, alcuni anche dal capoluogo adriatico. Tutti hanno scelto di frequentare il prossimo anno scolastico il liceo scientifico a indirizzo sportivo dell’Iis “Adone Zoli” di Atri. Un numero di studenti eccessivo per una sola classe, ma l’Ufficio scolastico regionale ha negato la possibilità di dare vita a due classi prime, per cui i 46 studenti iscritti saranno chiamati per una selezione e circa 20 di loro resteranno fuori, vedendosi negato il proprio diritto allo studio.

Di questa spiacevole situazione, il sindaco di Atri Piergiorgio Ferretti, dopo aver scritto lo scorso 5 febbraio all’Ufficio scolastico regionale senza ottenere risposta e apprendendo la notizia da una dirigente qualche giorno fa, ha informato il Ministro all’istruzione, Patrizio Bianchi, attraverso una lettera. “Non deve sorprenderla – si legge in un passaggio della lettera del sindaco Ferretti al ministro Bianchi – l’interessamento del Comune di Atri verso tale problematica in quanto l’ente, sin dalla prima istituzione del liceo ad indirizzo sportivo, ha attuato una serie di investimenti tesi a incoraggiare lo sviluppo di tale indirizzo quali la completa ristrutturazione della sede di ubicazione del liceo de quo e la messa a disposizione dell’impianto sportivo comunale ‘Centro Turistico Integrato’, dotato di un’ampia palestra polivalente e di tutte le strutture regolamentari per le discipline sportive quali, a titolo esemplificativo, il calcio a 5, il tennis, il baseball, la pallavolo e il basket. Le significo, inoltre, che l’ente collabora con il liceo sportivo attraverso l’ufficio Europa alla presentazione di progetti europei quali ‘Sport e inclusione’ e i progetti ‘Erasmus Scuola’ e sostiene, pur non essendone tenuto, il diritto allo studio con la fornitura del servizio di trasporto scolastico alle strutture sportive per gli studenti iscritti a tale indirizzo di studi”.

“Quando ho appreso questa notizia – spiega Ferretti – sono rimasto basito e sconvolto. Mi sono immediatamente messo nei panni dei tanti studenti coinvolti e delle loro famiglie. Persone completamente disorientate da quanto sta accadendo. Il fatto che un istituto della città di Atri raccolga così tanti iscritti è solo una notizia positiva che deve rallegrarci e devono essere messe in campo tutte le azioni per accogliere al meglio gli studenti. Invece si nega loro il diritto a scegliere, come hanno potuto fare i loro coetanei, il proprio indirizzo di studi preferito costringendoli a ripiegare su altri percorsi o a scegliere scuole private, questa è una sconfitta della scuola pubblica. Pur avendo scritto all’Ufficio Scolastico Regionale il 5 febbraio – prosegue Ferretti – non ho avuto alcuna risposta nel merito dalla direttrice e pochi giorni fa sono venuto a conoscenza di questa decisione da una dirigente scolastica la quale ha ricevuto una comunicazione dall’Ufficio Scolastico Provinciale. Ecco perché ho deciso di scrivere al Ministro all’Istruzione affinché anche quest’anno ci sia una deroga. Negli anni scorsi c’è sempre stata l’autorizzazione per dare vita a più classi sia ad Atri che a Teramo oltre che a Lanciano, e a parità di normativa e con meno difficoltà degli organici, non è chiaro perché c’è stata questa inversione di tendenza. Il nostro ente si è impegnato molto negli anni per far crescere questo e altri indirizzi di studi in città. Per queste ragioni mi sono sentito in dovere di informare il Ministro – conclude Ferretti – anche perché tutti si rivolgono anche a noi sindaci per avere risposte e non è semplice spiegare questo fatto paradossale in cui sicuramente la scuola pubblica non dà un grande esempio di civiltà”.

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