VIDEO | Monta la polemica sulle bandiere dell’Unione Europea ammainate

VIDEO | Monta la polemica sulle bandiere dell’Unione Europea ammainate

Le immagini che state vedendo sono state girate ad Atri, per la precisione prima all’esterno e poi all’interno del Comune, nelle quali si vede la bandiera dell’Unione Europea che viene ammainata e successivamente portata via con tanto di marcia funebre in sottofondo, a simboleggiarne quindi il decesso, per poi ascoltare le note dell’Inno di Mameli alla presenza del sindaco Piergiorgio Ferretti. Il video lo potete trovare nella pagina facebook del Partito Democratico di Atri, il quale ha fortemente condannato il gesto, descrivendolo come “un atto inqualificabile e intollerante”, e dichiarando anche un intervento presso il Ministero degli Interni e presso la Prefettura per verificare se sono state violete delle norme a livello penale.

Ma non è l’unico fenomeno isolato in quanto pochi giorni fa, il 1 aprile per esser precisi, il Presidente del Consiglio Regionale Lorenzo Sospiri ha ordinato la stessa procedura filmandola e pubblicandola sul suo profilo Facebook.

Anche qui è scoppiata la polemica, con il consigliere del Partito Democratico Blasioli che ha dichiarato che si trattava di propaganda politica mentre si approvava una legge a sostegno dei cittadini, resa possibile proprio dai fondi europei, nonché una grave mancanza di rispetto verso l’Unione Europea di cui l’Italia è una dei paesi fondatori. Non si è fatta attendere la risposta di Sospiri: “Quando l’Europa tornerà a essere la Patria che abbiamo sognato per tutti i popoli, anche la sua bandiera in Consiglio regionale tornerà alla stessa altezza di quella Italiana» ha così commentato il Presidente del Consiglio della Regione Abruzzo.

Ora, lungi da essere gli avvocati dell’Unione Europea, queste manifestazioni ci fanno sorgere più di un dubbio. In primis perché in un periodo profondamente difficile i gesti di pancia oggettivamente non hanno alcun senso logico, semmai contribuiscono ad acuire proprio l’irrazionalità degli individui e, più di una volta, il nostro paese ha dimostrato di non avere i giusti anticorpi a questi fenomeni (vedi la piaga dell’analfabetismo funzionale che pervade la nostra società, un italiano su quattro per essere precisi).

C’è poi il fattore del “trova il nemico esterno” che ci lava la coscienza e ci de-responsabilizza, un concetto tanto caro alla nostra cara Italia che, a quanto pare, non riesce proprio a fare i conti con i propri difetti e le proprie pecche.

Parlando infatti proprio dell’emergenza coronavirus, quindi dell’aspetto sanitario, bisogna considerare che tra il 2010 e il 2019 il nostro paese ha tagliato 37 miliardi di euro alla sanità pubblica. In un report comparso su Il Sole 24 Ore, datato 16 settembre 2019, la Fondazione Gimbe parlava di “saccheggio della sanità” e chiedeva cinque richieste al nuovo Governo e in particolare al ministro della Salute, Roberto Speranza, per mettere in sicurezza il Servizio sanitario nazionale. Partendo proprio da un dato: quei 37 miliardi di euro sottratti al Ssn tra definanziamento e tagli nel periodo 2010-2019.

IL SERVIZIO

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